I PFAS rappresentano una delle principali sfide contemporanee per la tossicologia regolatoria. La loro persistenza, la mobilità ambientale e la possibile presenza in formulazioni, materiali o processi industriali richiedono strumenti valutativi capaci di intercettare fonti non sempre evidenti.

Nel settore veterinario e agro-zootecnico, la questione non riguarda soltanto le molecole dichiarate come principi attivi. Può coinvolgere coformulanti, materiali di confezionamento, superfici trattate, processi produttivi e dinamiche di contaminazione secondaria.

Una valutazione moderna del rischio dovrebbe quindi collegare chimica analitica, destino ambientale, esposizione animale, sicurezza alimentare e salute pubblica. In questa cornice, la farmacologia e la tossicologia veterinaria possono contribuire a identificare scenari di esposizione ancora sottovalutati.

La frontiera regolatoria non è solo vietare o autorizzare, ma costruire sistemi di sorveglianza, tracciabilità e prevenzione capaci di riconoscere precocemente i contaminanti emergenti.

Nota editoriale personale. Testo introduttivo modificabile e ampliabile con riferimenti bibliografici, DOI e collegamenti esterni.